Dätwyler: iI primo vincitore sulla Saslong (1969)

Jean-Daniel Dätwyler

Jean-Daniel Dätwyler

Il primo sciatore ad entrare nell’albo d’oro della Coppa del mondo sulla Saslong fu il discesista svizzero Jean-Daniel Dätwyler, che nell’occasione festeggiò anche il suo primo successo in Coppa.
La discesa di Coppa del mondo targata Saslong vide la luce il 14 febbraio del 1969. Poco meno di due anni prima alla Val Gardena era stata assegnata l’organizzazione dei Mondiali del 1970, ed un anno prima della rassegna iridata, quindi, la pista sovrastata dal Sasso Lungo ebbe il suo battesimo di fuoco. I migliori discesisti del mondo sbarcarono in Gardena per affrontare l’inedito percorso che dai 2.249 m di quota del Ciampinoi si conclude ai 1.410 della Ruacia.

Tra di loro c’era anche Jean-Daniel Dätwyler, ritenuto allora il miglior discesista svizzero. Alle Olimpiadi di Grenoble del 1968, valide anche come campionato del mondo, aveva conquistato un ottimo bronzo mettendo fine al digiuno svizzero di medaglie che durava da otto anni. Dopo i successi ai Giochi di Squaw Valley del 1960, infatti, gli elvetici erano rimasti a secco di podio nelle tre grandi manifestazioni successive: i Mondiali di Chamonix (1962) e Portillo (1966) e le Olimpiadi di Innsbruck (1964). Solo nel 1968 la Svizzera tornò in zona medaglia grazie appunto a Dätwyler ed ai suoi connazionali Willy Fauch e Fernandez Bochater.

Anche in Coppa del mondo, giunta allora alla sua terza edizione, Dätwyler era l’atleta di punta potendo vantare, come specialista di discesa, due podi e parecchi arrivi nei primi 10. “Pensandoci a distanza di tempo – dice oggi Jean-Daniel Dätwyler – il ’68 ed il ’69 furono i miei migliori anni da sciatore”. Comunque, alla “première” di Coppa in Gardena, nessuno avrebbe scommesso su una vittoria dello svizzero. Nemmeno lo stesso Dätwyler, che però si sentì subito a suo agio sulla Saslong, con quel suo tracciato dritto ideale per uno scivolatore come lui.

“La neve era morbida e quindi ottimale per me; la pista inoltre era poco tecnica e molto veloce, con una velocità media di 107 km/h”, racconta Dätwyler, all’epoca considerato dagli esperti il miglior scivolatore di Coppa. Lo svizzero si presentò al cancelletto di partenza con il pettorale numero 1, e all’arrivo fece segnare un tempo – 2:07:75 – che nessuno avrebbe più battuto. “L’attesa al traguardo fu una piccola eternità. Uno dopo l’altro vedevo scendere i miei concorrenti, ma erano tutti più lenti”, ricorda Dätwyler. Solo il francese Henri Duvillard riuscì in qualche modo a rimanere vicino al vincitore, finendo comunque secondo con 79 centesimi di distacco davanti all’austriaco Rudi Sailer.

Jean-Daniel Dätwyler è nato a Villars, paese vicino a Montreux nel Cantone svizzero di Waadt. I genitori gestivano un ristorante in montagna e Jean-Daniel crebbe praticamente con gli sci ai piedi visto che li usava per andare a scuola. La carriera agonistica era insomma quasi obbligata: dopo le vittorie in campo regionale e nazionale, arrivarono – la Coppa del mondo doveva ancora nascere – i successi nella mitica combinata Kandahar, dove ottenne come miglior risultato un quarto posto a St. Anton al termine di una gara incredibile conclusa con uno sci rotto: “Avevo il miglior intertempo, credo che senza l’incidente avrei vinto”, commenta oggi Dätwyler. In gioventù il campione svizzero gareggiò in tutte le discipline, concedendosi anche il lusso di lasciarsi alle spalle in slalom nientemeno che Jean-Claude Killy. Col tempo però si specializzò nella disciplina regina dello sci alpino, la discesa libera.

La vittoria in Coppa del mondo sulla Saslong fu il primo successo importante sulla scena internazionale per Jean-Daniel Dätwyler, che da allora in poi fu annoverato tra i migliori e si presentò come favorito ai Mondiali gardenesi del 1970. Il miglior tempo nella prova generale avvalorò questa tesi, ma in gara andò diversamente.

“La situazione era ottimale. Al termine della discesa ero contento della mia prova, avevo delle buone sensazioni però gli sci semplicemente non erano scivolati”, ricorda con amarezza Dätwyler. Partito con il pettorale numero 4, Jean-Daniel aveva in pratica fatto da apripista alla squadra svizzera. Appena giunto al traguardo, chiamò subito il cancelletto di partenza per dire al suo team di togliere la sciolina dagli sci: “Di solito lasciavamo sempre uno strato di cera sugli sci, ma quel giorno fu un errore”. Lo staff tecnico seguì il consiglio di Dätwyler e le cose andarono decisamente meglio: Bernhard Russi, partito con il numero 15, fece segnare il miglior tempo conquistando l’oro per la Svizzera.

La delusione gardenese del 1970 non fu però l’unica per Jean-Daniel Dätwyler. Un anno prima, al termine della discesa di Kitzbühel, lo svizzero stava già festeggiando la sua vittoria brindando a champagne, quando arrivò la notizia che c’erano stati problemi con il cronometraggio.

“Quello che successe veramente, non lo so ancora oggi. Fatto è che, alla fine, in base alle immagini televisive risultò vincitore Karl Schranz”. Dätwyler riuscì comunque nel 1971 a Megève a conquistare la sua seconda vittoria in Coppa del mondo, prima di chiudere la carriera in occasione delle Olimpiadi del 1972 a Sapporo.

La Svizzera intanto era diventata la nazione più forte al mondo in discesa. Dätwyler, con i suoi 27 anni, era ancora considerato uno dei migliori discesisti del circuito mondiale, ma la fortissima concorrenza all’interno della squadra svizzera gli costò il posto ai Giochi giapponesi: nell’ultima selezione elvetica, infatti, giunse solo quinto e dovette perciò assistere da spettatore allo strepitoso risultato dei suoi compagni di squadra. Bernhard Russi si laureò campione olimpico, Roland Colombin conquistò l’argento, Andreas Sprecher arrivò quarto e Walter Tresch sesto.

Il ritiro dalle gare non fu peraltro una decisione presa a malincuore. “A quei tempi la Coppa del mondo non era così generosa in fatto di montepremi, ed era normale smettere alla mia età. I miei genitori nel frattempo erano scesi a valle ed avevano aperto un negozio di articoli sportivi, in cui lavorava l’intera famiglia”, racconta Jean-Daniel Dätwyler, oggi padre di due figli. Nel corso degli anni il negozio è stato rinnovato ed ingrandito per ben sei volte, ma ha sempre mantenuto il nome “Dätwyler Sport” rimanendo un’azienda a conduzione familiare. Jean-Daniel lo gestisce assieme al fratello Michael, anch’egli discesista di Coppa del mondo tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta. Pure la figlia del vincitore della prima gara mondiale sulla Saslong, Celine, ha partecipato in maniera saltuaria - dal 1991 al 2001 - al Circo bianco: oggi lavora nel negozio di famiglia e contemporaneamente allena i giovani sciatori di Villars.

“Per un lungo periodo ho anche fatto l’allenatore: credo che quando si è stati atleti di alto livello, non si abbandona lo sport”, dice il 63enne Jean-Daniel, nel frattempo diventato un ottimo golfista. Però nel cuore Dätwyler è rimasto fondamentalmente uno sciatore: i suoi vecchi sci da gara troneggiano tra le foto d’epoca appese nel negozio, ed il suo chalet sopra Villars è a due passi dalle piste. Anche se gli è mancata la storica vittoria, Jean-Daniel Dätwyler  - vincitore di una medaglia olimpica e di due gare di Coppa del mondo - può essere considerato un uomo reso felice dallo sci.

Wolfgang Resch (20.11.2008)