Con Peter Runggaldier sulla mitica “Saslong”

Vi invito a "ispezionare" con me la mitica Saslong. Si parte dai 2249 metri del Ciampinoi su un tratto in diagonale di circa 150 metri, delicato perché occorre subito dosare molto gli spigoli. Subito dopo, una "esse" porta ad un saltino abbastanza difficoltoso seguito da una compressione con un curvone a sinistra da condurre con precisione per presentarsi perfettamente in linea all’appuntamento con il "Salto del Moro", il primo dei passaggi più spettacolari della Saslong.

Questo primissimo tratto, apparentemente privo di passaggi fortemente caratterizzati,  non è comunque da sottovalutare visto che anche un discesista forte come il francese Jean Luc Cretier, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Nagano del 1998, ha concluso prematuramente qui, con un’uscita di pista, una sua gara sulla Saslong che l’ha visto per una volta sul podio nel 1994. Seguono circa 400 metri di scorrimento intervallati da una conca dal cui bordo in leggera salita si decolla per il “Salto Looping”.  Dopo quel lungo “pianoro” si affrontano i Muri di Sochers. E qui si vola: tra i muri in successione con pendenze attorno al 60% si incappa in un salto di circa 40/50 metri.

Poi si arriva alle Gobbe del Cammello, uno di quei passaggi-simbolo che da soli identificano una pista, come la Steilhang sulla Streif o l’Hundschopf sul Lauberhorn. La difficoltà delle Gobbe, una successione di tre “mammelloni” che si affrontano a una velocità di circa 120 km/h, un tempo era fortemente condizionata dalla situazione del terreno, della neve più o meno abbondante, più o meno morbida. Con poca neve ghiacciata erano micidiali; con neve nuova molto più addomesticabili. Negli ultimi anni le moderne tecnologie (neve programmata e battipista avanzati) hanno garantito uno standard di preparazione omogeneo che ha uniformato la difficoltà delle Gobbe, sempre e comunque da prendere con le molle di una grande concentrazione e di un perfetto tempismo, pena il rischio di essere sparati fuori pista.  E’ stato l’austriaco Uli Spiess (due vittorie in Coppa del Mondo) il primo discesista a sorvolare la terza gobba con un unico salto dallo stacco della seconda nella gara del 14 dicembre 1980 con un volo di 50/60 metri che oggi è comune praticamente a  tutti. E in questo passaggio, il 16 dicembre 1989, l’italiano Giorgio Piantanida è stato protagonista di un pauroso incidente, un terribile e scomposto volo durante il quale l’atleta di Busto Arsizio ha rischiato la vita. Le Gobbe si devono affrontare cercando di stare il più possibile aderenti al terreno sulla prima per prepararsi nel migliore dei modi a darsi un leggero slancio sulla seconda da cui si decolla per sorvolare la terza.

La velocità in questo punto è di circa 120 km/h e subito dopo aumenta ancora a causa di una pendenza che tocca il 50% e sfocia nel pianoro di 200 metri anticamera dei Prati di Ciaslat, l’altro passaggio-clou della Saslong.  Si tratta di quattro curve in successione (la prima a sinistra, l’ultima a destra) su una pendenza non  fortissima ma a velocità sostenuta: si entra nel vallone di Ciaslat a oltre 100 km/h e le quattro curve sono da effettuare a circa 80 km/h su un terreno molto ondulato, sconnesso, estremamente impegnativo. E’ decisamente il passaggio più tecnico della pista, dove conta più la capacità di conduzione che le qualità di scorrevolezza e dove spesso si decide la gara.

All’uscita da Ciaslat si salta nel Canalone omonimo con una variazione di pendenza leggera prima di arrivare alla Curva di Nucia, non molto accentuata come angolo ma in corrispondenza di un cambio di pendenza molto accentuato, dal 20% al 50%. Su questo piano fortemente e costantemente inclinato si precipita sullo schuss d’arrivo in leggera contropendenza, da affrontare in posizione di ricerca di velocità.  Tre chilometri e mezzo di pista. Il primo vincitore, Jean Daniel Daetwyler,  la percorse nel 1969 con il tempo di 2’07”75 alla media di 97,108 km h; l’anno scorso Antoine Deneriaz ha vinto con il tempo di 1’52”99 alla media di 109,793 km/h.